Date da ricordare

Jun
21
Thu
Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono
Jun 21 – Jun 22 all-day

Il 22 giugno 1947 una banda criminale assalì la Camera del Lavoro di Partinico, sede anche del Partito comunista italiano, sezione “Antonio Gramsci”. I dirigenti sindacali, entrambi artigiani, Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono furono uccisi.

Nicolina Biscozzi
Jun 21 – Jun 22 all-day

Nicolina è una vittima innocente della faida all’interno della Sacra Corona Unita, dovuta alla rottura tra il capoclan Giuseppe Rogoli e il suo ex braccio destro Antonio Antonica. Nicolina ha 33 anni ed è la compagna di Vincenzo Carone, 37 anni, uomo considerato vicino ai clan. È il 22 giugno e i due sono in auto insieme, quando un gruppo di malviventi li affianca e spara. La giovane donna muore dopo un mese di agonia in ospedale.

Jun
24
Sun
Peter Iwule Onjedeke|Studente
Jun 24 – Jun 25 all-day

Peter Iwule Onjedeke era uno studente di architettura, sposato e padre di due figli. Il 25 giugno 1995 si trovava alla discoteca “Il limoneto” di Reggio Calabria dove arrotondava lo stipendio di operaio facendo il posteggiatore abusivo. Tre assassini a bordo di una Passat gli spararono ripetuti colpi di pistola. Il movente dell’omicidio sembra legato al racket dei parcheggi.

Salvatore Bennici|Imprenditore
Jun 24 – Jun 25 all-day

Salvatore Bennici aveva 60 anni ed era un imprenditore edile di Licata. Si occupava di subappalti e movimento terra. Poco prima della sua morte aveva anche ottenuto un incarico per il completamento di una strada nel comune di Palma di Montechiaro. E proprio questo subappalto potrebbe aver fatto scattare gli appetiti del racket. Il 25 giugno del 1994 due killer incappucciati alle 7.30 del mattino spararono sull’imprenditore mentre si dirigeva al lavoro in compagnia del figlio Vincenzo.

Jun
25
Mon
Andrea Nollino|Barista
Jun 25 – Jun 26 all-day

Poco dopo le 8 del 26 giugno 2012 Andrea Nollino, 42enne di Casoria,  si trovava all’esterno del bar di sua proprietà. Pochi attimi e cadde colpito a morte da alcuni colpi di arma da fuoco. L’uomo fu ucciso a causa di un terribile scambio di persona. Andrea, sposato con Antonietta e padre di tre figli, era infatti una persona onesta, estranea a qualsiasi contesto criminale.

Anna Prestigiacomo|Ragazza
Jun 25 – Jun 26 all-day

Anna Prestigiacomo aveva 15 anni quando venne uccisa una sera d’estate nel giardino di casa sua nel rione San Lorenzo, a Palermo. Era il 26 giugno 1959.

Antonino Pontari|Politico
Jun 25 – Jun 26 all-day

Aveva 42 anni, assessore socialista all’urbanistica al Comune di San Lorenzo (Rc), responsabile dell’ufficio tecnico dell’ospedale “Morelli” di Reggio Calabria, Antonino Pontari fu assassinato con quattro colpi calibro 9 alla testa. L’agguato avvenne il 26 giugno del 1990 lungo la superstrada ionica, nei pressi dell’aeroporto “Tito Minniti”, dove Pontari, a bordo della sua Bmw, era fermo a un semaforo. A sparare, un killer a bordo di una moto, guidata da un complice. Secondo il racconto di alcuni pentiti, l’omicidio di Pontari avvenne su mandato del boss di San Lorenzo Domenico Paviglianiti, che però fu assolto in appello. A sparare sarebbe stato Santo Maesano, in sella alla moto guidata da Enzo Di Bona. Il supporto logistico fu invece assicurato da Domenico Testa e Giovanni Riggio, quest’ultimo poi collaboratore di giustizia e tra gli accusatori di Paviglianiti. Il racconto dei pentiti sulla morte di Pontari coincideva con le dichiarazioni della sorella di questo, che aveva chiaramente indicato quale movente dell’omicidio la volontà di Paviglianiti di imporre sul territorio di San Lorenzo la supremazia della cosca e il controllo sugli appalti.

Bruno Caccia|Magistrato
Jun 25 – Jun 26 all-day

Bruno Caccia
Iniziò la sua carriera in magistratura nel 1941 nel Palazzo di giustizia torinese. Nel capoluogo piemontese rimase sino al 1964 ricoprendo la carica di Sostituto Procuratore, per poi passare ad Aosta come Procuratore della Repubblica. Nel 1967 Caccia ritornò nelle aule torinesi con l’incarico di sostituto Procuratore della Repubblica. Nominato nel 1980 Procuratore della Repubblica di Torino, si occupò di indagare sulle violenze e i pestaggi che all’epoca puntualmente si verificavano in occasione di ogni sciopero.
Il 26 giugno 1983, Bruno Caccia si recò fuori città e tornò a Torino soltanto nella sera. Essendo una domenica, decise di lasciare a riposo la propria scorta, decisione che facilitò il compito ai sicari ‘ndranghetisti. Verso le 23.30, mentre portava da solo a passeggio il proprio cane, Bruno Caccia venne affiancato da una macchina con due uomini a bordo. Questi, senza scendere dall’auto, spararono 14 colpi e, per essere certi della morte del magistrato, lo finirono con 3 colpi di grazia. Sui mandanti dell’omicidio, subito le indagini presero la via delle Brigate Rosse: erano gli anni di piombo e per di più le indagini di Bruno Caccia riguardavano in presa diretta molti brigatisti. Il giorno seguente, le Brigate Rosse rivendicarono l’omicidio ma presto si scoprì che la rivendicazione risultava essere falsa. Inoltre, nessuno dei brigatisti in carcere rivelò che fosse mai stato pianificato l’omicidio del magistrato cuneese.
Le indagini puntarono allora l’attenzione sui neofascisti del NAR, ma anche questa pista si rivelò ben presto infondata. L’imbeccata giusta arrivò da un mafioso in galera, Francesco Miano, boss della cosca catanese che si era insediata a Torino. Grazie all’intermediazione dei servizi segreti, Miano decise di collaborare per risolvere il caso e raccolse le confidenze dello ‘ndranghetista Domenico Belfiore, uno dei capi dell’ndrangheta a Torino e anch’egli in galera. Belfiore ammise che era stata la ‘ndrangheta a uccidere Bruno Caccia. In aggiunta, va detto che la’ndrangheta ha da sempre controllato, in Piemonte, molti ristoranti, imprese edili, bar e addirittura era arrivata a mettere le mani sul bar del Palazzo di Giustizia dove Bruno Caccia lavorava. Le indagini del magistrato cuneese si rivelarono troppo incisive e troppo dannose per la sopravvivenza della ’ndrangheta in Piemonte, tanto da spingere i Belfiore a ordinare l’uccisione del magistrato. Come mandate dell’omicidio, nel 1993, Domenico Belfiore venne condannato all’ergastolo.

Mario Diana|Imprenditore
Jun 25 – Jun 26 all-day

Mario Diana era un imprenditore di 49 anni. Venne ucciso il 26 giugno del 1985 a Casapesenna (CE). Mario Diana era nato a San Cipriano di Aversa (CE) il 23 ottobre 1936, figlio di onesta famiglia di contadini. Seguendo i sani principi inculcati dai genitori improntati alla semplicità e all’onestà, sin da giovane cominciò a operare  nel settore agricolo, intraprendendo contestualmente un’attività imprenditoriale, prima nel settore del trasporto di pietre e sabbia, poi alla fine degli anni settanta nel settore industriale, collaborando con il gruppo Montedison nel settore del trasporto di merci e nello sviluppo di attività di servizi alle industrie e del recupero dei materiali. Il suo rigore professionale e lavorativo lo preservò da ogni tipo di compromesso, conquistandogli la stima e la fiducia di tutti. Ma anche l’odio della camorra che decide di stroncarne la vita.

Pepe Tunevic|Venditore
Jun 25 – Jun 26 all-day

Pepe Tunevic era un venditore ambulante di origine slava, che viveva nel campo nomadi di Gioia Tauro ed era privo del permesso di soggiorno. Venne ucciso in un agguato nella Locride, a Bovalino, il 26 giugno del 2005. Quando è stato ucciso si trovava con la moglie e i figli, cercando di vendere al mercato la sua merce. Due persone si sono avvicinate a lui e lo hanno colpito con diversi colpi di pistola, prima di fuggire in scooter.