Date da ricordare

Sep
9
Wed
Antonino Marino| Carabiniere
Sep 9 all-day

Antonino Marino era un carabiniere, Comandante della caserma di Platì. Fu ucciso ucciso durante una festa patronale a Bovalino Superiore, il 9 settembre del 1990. Profondo conoscitore della criminalità organizzata della Locride (ai tempi dei sequestri di persona) aveva svolto varie indagini sui traffici illeciti e sui sequestri di persona che in quegli anni rappresentavano una delle principali attività criminali della ‘ndrangheta, contribuendo ad assicurare alla giustizia diversi boss ‘ndranghetisti. Marino da un po’ di tempo era stato trasferito a San Ferdinando di Rosarno, in quanto aveva sposato una donna della Locride e il regolamento dell’Arma imponeva tale cambio di luogo. Era ritornato nella zona jonica calabrese per assistere ai festeggiamenti in onore dell’Immacolata. La sera dell’8 settembre si trovava con i suoi parenti e la sua famiglia quando dalla folla sbucò un uomo armato di pistola fece fuoco uccidendolo, ferendo la moglie e anche il piccolo figlio Francesco; dopodiché si allontanò. Fu trasportato all’ospedale di Locri, ma Nino morì poco dopo le 13 del 9 settembre. Le indagini si indirizzarono subito alla sua attività di investigatore contro la ‘ndrangheta in particolare ai suoi anni trascorsi a Platì. Dopo 24 anni, grazie alle intercettazioni captate nell’ambito dell’indagine Platino della DDA di Milano, il processo è stato riaperto e sono stati condannati Francesco Barbaro e Antonio Papalia, ritenuti l’esecutore materiale e il mandante dell’omicidio. La sentenza è stata confermata dalla Cassazione nel settembre 2015.

Oct
5
Mon
Vincenzo Savoca | Poliziotto
Oct 5 all-day

Vincenzo Savoca era un agente della Squadra Mobile di Palermo. Aveva ricevuto un’informazione riguardo a un contrabbandiere ricercato: la sera del 4 novembre 1958 sarebbe rientrato nella propria abitazione, in Piazza Magione, per trascorrervi la notte. Verso le 18, insieme alla Guardia Placido Russo, si recò nei pressi della casa per attendere l’uomo e arrestarlo. Intorno alle 20, il contrabbandiere fu bloccato dai due poliziotti che gli si avvicinarono e lo dichiararono in arresto. In pochi istanti una folla di persone circondò e aggredì gli agenti.

L’appuntato Savoca continuava bloccare il contrabbandiere, mentre la Guardia Russo, colpito agli occhi dalla folla e momentaneamente accecato, si accorse che qualcuno stava tentando di estrargli la pistola. La estrasse dalla fondina per esplodere alcuni colpi in aria. Ma gli sconosciuti, nel tentativo di disarmarlo, gli torsero il polso proprio mentre premeva il grilletto e il colpo raggiunse l’appuntato Savoca alla testa. Solo a quel punto la folla si disperse.

Vincenzo Savoca, ricoverato in ospedale, morì la sera dopo, lasciando vedova la giovane moglie, che aveva sposato pochi mesi prima e in attesa del primo figlio.

Oct
7
Wed
Claudio Domino | Bambino
Oct 7 all-day

Claudio Domino, 11 anni, era il figlio di un dipendente della Sip. Il padre era anche titolare di un’impresa che gestiva in appalto i lavori di pulizia dell’aula bunker. Fu assassinato vicino alla cartolibreria gestita dalla madre.
Il 7 ottobre 1986, un giovane in moto e con il volto coperto da un casco chiamò il bambino per nome, mentre stava giocando e, dopo averlo avvicinato, gli puntò la pistola in fronte sparandogli a bruciapelo. Claudio sarebbe stato ucciso perché aveva visto confezionare alcune dosi di eroina in un magazzino.

Oct
12
Mon
Anna Pace | Donna
Oct 12 all-day

Anna Pace era in auto con il marito quando, il 12 ottobre del 1999, a Fasano, venne travolta da un furgone dei contrabbandieri carico di sigarette. Aveva 67 anni.

Concetta Matarazzo | Casalinga
Oct 12 all-day

Il 12 ottobre del 1996 venne descritta nelle cronache sui giornali come una delle più drammatiche giornate di mattanza della provincia napoletana. Sulla statale Domitiana, nei pressi di Giugliano, quella notte anche il corpo senza vita di Concetta Matarazzo, di soli 37 anni. Una giovane donna che nulla aveva a che fare con la guerra tra clan della camorra, rimasta travolta mentre viaggiava con la sua Fiat Uno dall’auto dei due pregiudicati, colpiti da una raffica di fuoco. Concetta viaggiava con un suo amico e purtroppo per lei non c’è stato nulla da fare: è morta all’istante.

Serafino Ogliastro | Poliziotto
Oct 12 all-day

Serafino Ogliastro era un agente della Polizia di Stato. Venne ucciso a Palermo il 12 ottobre del 1991 da Salvatore Grigoli con il metodo della lupara bianca. I mafiosi di Brancaccio sospettavano che Ogliastro nell’ambito del suo lavoro fosse venuto a conoscenza degli autori dell’omicidio di un mafioso, Filippo Quartararo.

Oct
13
Tue
Pasquale Di Lorenzo | Agente di Polizia Penitenziaria
Oct 13 all-day

Pasquale Di Lorenzo era un sovrintendente di Polizia Penitenziaria e prestava servizio nel carcere di Agrigento. Il 13 ottobre del 1992 Pasquale Di Lorenzo si trovava in campagna, in contrada Durruelli di Porto Empedocle, dove possedeva un appezzamento di terra che utilizzava per l’addestramento di cani da difesa, una passione cui Di Lorenzo si dedicava nelle ore libere dal lavoro. In campagna era andato alle 10.00 e vi era rimasto per l’intera giornata. Calata la sera, Di Lorenzo non aveva ancora fatto ritorno a casa, ma la signora Angela non era preoccupata perché sapeva che, come era solito fare, Pasquale si sarebbe trattenuto fino a tardi. Quella sera, però, il ritardo si era protratto oltre il consueto. Alle prime luci dell’alba la signora Angela ebbe un brutto presentimento e chiamò il vicino di casa, in campagna, pregandolo di verificare se il marito fosse ancora sul posto. Il vicino uscì e scorse la macchina di Di Lorenzo fuori del cancello che immette nella proprietà, si avvicinò e vide il corpo dell’uomo disteso supino sul terreno, la macchina con il finestrino aperto, sul sedile posteriore c’era il pastore tedesco che, però, sembrava tranquillo. L’uomo rientrò in casa e telefonò alla signora Di Lorenzo, poi chiamò la polizia. Pasquale Di Lorenzo era morto, era stato ucciso con quattro colpi d’arma da fuoco.Solo attraverso le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia emerse la verità sull’omicidio di Pasquale: Totò Riina aveva deciso di far uccidere un agente penitenziario per provincia, a partire da Agrigento, dove nel mirino fu messo proprio lui, Pasquale. Due sicari lo attesero dinanzi la sua casa di campagna, a Porto Empedocle, la sera del 13 ottobre 1992, e gli spararono a bruciapelo.

Oct
14
Wed
Emanuele Riboli | Studente
Oct 14 all-day

Emanuele Riboli venne rapito a Buguggiate, in provincia di Varese, il 14 ottobre del 1974 mentre stava tornando da scuola con la bicicletta. Il padre non era ricchissimo, ma come carrozziere aveva aperto uno stabilimento in Centro Italia con i soldi della Cassa del Mezzogiorno. Emanuele Riboli venne ucciso dopo due mesi dal sequestro.Emanuele non aveva neanche 18 anni quando fu rapito.

Giovanni Orcel | Sindacalista
Oct 14 all-day

Giovanni Orcel nacque a Palermo da Luigi Orcel, impiegato, e Concetta Marsicano, casalinga. Primo di cinque fratelli, di cui uno (Ernesto) promotore dei Fasci Siciliani a Cefalù, Giovanni, conseguita soltanto la licenza elementare a causa delle modeste condizioni della famiglia, entrò subito nel mondo del lavoro e imparò il mestiere di tipografo compositore. Col passare del tempo cominciò a frequentare la Camera del lavoro di via Montevergini a Palermo e ben presto si dedicò all’attività politica e sindacale. Dopo essersi iscritto al Partito Socialista, Orcel organizzò la Lega dei Lavoratori e aderì al gruppo rivoluzionario formatosi attorno ai giornali “Il germe” e “La Fiaccola”. Nel settembre del 1910 sposò civilmente Rosaria Accomando.
Nel 1914 partì per partecipare come rappresentante della Lega dei tipografi a un convegno socialista a Lipsia ma, durante il viaggio, a causa dello scoppio della guerra si fermò a Torino, dove entrò in contatto con sindacalisti e politici del Nord Italia. Tornato a Palermo, nel 1917 venne chiamato alle armi e inviato prima a Taranto e poi a Roma. Finita la guerra, nel marzo 1919 venne eletto nelle file della Fiom, prima come vicesegretario e poi come segretario generale. Con la Fiom, Orcel s’impegnò nella lotta al carovita, per le otto ore di lavoro, per gli aumenti salariali, per il riconoscimento del ruolo del sindacato e per la costituzione di commissioni interne. Sempre nel 1919 Orcel fu molto attivo nella battaglia interna al mondo socialista che in gran parte si era spostato su posizioni massimaliste a causa dei furori della rivoluzione russa. Nonostante ciò a Palermo continuavano a prevalere le tesi e le idee di Tasca e Drago. Alle varie elezioni di quell’anno nessun socialista fu eletto e si fece sentire la violenta controffensiva degli agrari e dei mafiosi. Caddero in successione Giovanni Zangàra e Giuseppe Rumore, mentre l’8 ottobre le forze dell’ordine di Riesi uccisero 11 contadini che protestavano per la riforma agraria. In risposta ai continui massacri di contadini, Orcel fece uscire un foglio della Fiom, intitolato “La dittatura operaia”, poi “La dittatura del proletariato” e successivamente “Dittatura proletaria”.
Le posizioni espresse dal sindacalista palermitano erano di chiara matrice comunista e nei fogli si faceva riferimento all’esperienza sovietica di quegli anni. Nel 1920, dopo il congresso nazionale della Fiom a Genova, visto l’acuirsi del conflitto tra operai e industriali, i sindacati decisero di far fronte unico utilizzando il mezzo dell’ostruzionismo. Nel mentre in Sicilia si sperimentavano le prime forme di unità tra lotte contadine e lotte operaie, favorite anche dalla collaborazione tra Alongi e lo stesso Orcel, che ribadiva la necessità di un’unità politica. Probabilmente questa collaborazione tra contadini e operai sta alla base del futuro assassinio di Orcel da parte della mafia.
Dopo l’estate del 1920, dominata da licenziamenti e sospensioni a catena nel cantiere navale e all’Ercta, gli operai, in maggioranza Fiom, decisero di occupare i cantieri navali e le fabbriche a essi annesse e avviarono l’autogestione per continuare la produzione e per far fronte alle numerose commesse. Il palermitano in quel periodo si pronunciò contro l’accordo nazionale del sindacato con cui si metteva fine alle occupazioni e le sue parole ovviamente non furono ascoltate. Infatti il 29 settembre, gli operai del cantiere terminarono l’occupazione. Come Orcel aveva previsto i padroni non rispettarono gli accordi, egli si batté per la loro applicazione, ma fu isolato dal suo sindacato e addirittura accusato dai riformisti di aver mandato allo sbaraglio gli operai. Infischiatosene di quelle accuse, Orcel si candidò per le elezioni provinciali, ma il 14 ottobre 1920 fu ucciso da un sicario, per ordine di Sisì Gristina, capo-mandamento di Prizzi.

Luciano Nicoletti | Contadino
Oct 14 all-day

Luciano Nicoletti nacque a Prizzi (PA) nel 1851, da Emanuele e da Maria Collura, ma fin da giovane mise radici a Corleone, dove sposò Caterina Guagliardo, con cui ebbe cinque figli. Aderì al socialismo e partecipò con grande passione al movimento dei Fasci, distinguendosi come uno dei contadini più decisi a portare avanti il grande sciopero dell’estate-autunno 1893 per l’applicazione dei “Patti di Corleone”.
Scioperare significava rifiutarsi di coltivare la terra dei padroni e quindi rinunciare ad avere dagli stessi “le anticipazioni” in frumento, che consentivano di sopravvivere e superare l’inverno.
In previsione dello sciopero, allora, i contadini corleonesi organizzarono una “cassa di resistenza”, raccogliendo 300 salme di frumento e 2.500 lire, come dichiarò Bernardino Verro al giornalista Adolfo Rossi. In breve, però, la cassa fu prosciugata e tanti contadini per sfamarsi si ridussero a mangiare per settimane solo fichi d’India.
Fu così anche per Luciano Nicoletti e la sua famiglia. Questa situazione però non fiaccò la sua voglia di lottare né tantomeno quella degli altri scioperanti, che alla fine riuscirono a piegare la gran parte dei padroni.
Nicoletti fu in prima linea anche nelle lotte per le “affittanze collettive” e questo segnò la sua condanna a morte. I sicari della mafia lo aspettarono in contrada San Marco la sera del 14 ottobre 1905, mentre tornava a piedi in paese, dopo una dura giornata di lavoro nei campi. Due colpi di lupara posero fine alla sua esistenza. Aveva 54 anni.